Sono nata scorpione e ho scoperto da poco che ho la luna in cancro. E questo spiega molte cose. Ma non è il momento di parlare del mio quadro astrale. Del resto ne so poco anche io, cerco di non farmi influenzare dalle stelle che complottano per noi. Dovrei qui raccontarmi. Come fare dal momento che sono allergica alle definizioni? Partiamo allora dai fatti accaduti, quelli che mi vogliono cantante, attrice e scrittrice.
Mi sono laureata in Lettere Moderne, con indirizzo Storia dell’Arte e una tesi sulla grafica del primo Novecento. I miei amici, quasi tutti, si specializzavano in materie scientifiche. Io ho sempre creduto che della scienza non ce ne facciamo un gran che se non la usiamo attraverso l’onestà del cuore. Il cuore esige la sua sapienza. Per questo mi sono tuffata nei libri per imparare da subito l’estetica delle emozioni, dei linguaggi, della creatività. Poi però ho incominciato a spaziare, ad occuparmi di diverse cose, perché, se il cuore impara, finisce per diventare inguaribilmente curioso. Allora mi sono occupata di mosaico e delle sue tecniche di restauro. Ho viva nella memoria l’immagine di me vestita con la tuta bianca da lavoro, seduta sopra un trabattello a tre metri d’altezza, con una microsabbiatrice sotto una piccola volta di un rudere romano, agli scavi di Ostia Antica. “Perdita di materiale” sibilò il mio maestro dopo tre secondi di silenzio, quando con un getto più forte feci saltare una dozzina di tessere musive. Spero che la Sovrintendenza non mi stia ancora cercando per questo. Il cuore allora ha detto: comunicazione. Ho iniziato a lavorare nell’ambito dell’editoria. Me la cavavo bene, ma per quel fatto misterioso che si chiama daimon (la voce segreta dell’anima), i miei datori di lavoro organizzavano feste dove mi chiedevano di smettere i panni dell’ufficio stampa e…di cantare! Va da sé, il bivio è arrivato presto: ho intrapreso più consapevolmente la strada dello spettacolo, per diventare performer a tutto tondo. In televisione per qualche anno ho portato la divisa in prima serata, sgommando con la volante e sparando a salve per fermare i contrabbandieri. Mi sono molto divertita a girare nel cast fisso de La Squadra, il poliziesco più cult delle fiction a tema. Poi però il cuore si è fatto nuovamente sentire e ha indicato le tavole del palcoscenico. Il teatro mi permetteva di recitare, cantare, danzare. E viaggiare, come ho sempre adorato fare. Il daimon si è messo a correre, ho sviluppato progetti discografici internazionali, cantando nelle lingue che compongono il mio albero genealogico. Così stavano insieme il cuore e la geografia. Ricordo quando arrivò da Londra il primo pacco contenente le copie del mio disco di debutto. L’etichetta era la World Music Network, e finalmente potevo vedere come nei film la mia faccia nei negozi di dischi. Mi tornò in mente quando da bambina cantavo sul balcone di casa, sgolandomi sul manico della scopa che usavo come un microfono. Anni dopo, quando i miei album erano in circolazione, promossi da radio, tv e giornali, ricevetti un messaggio sui social da un vecchio vicino di casa che pubblicamente affermò di avermi nel passato sentito cantare allo sfinimento, come tutti nelle vie del vicinato, proprio sul famigerato manico di scopa. Poi aggiunse i suoi complimenti per il risultato dell’evoluzione. Mi scusai per avergli torturato le orecchie da bambina. Il resto delle mie esperienze professionali più o meno è scritto su Wikipedia, non so mai chi si prende la briga di mettere lì queste cose, magari qui di seguito vi lascio un riassunto più tecnico, in terza persona, come si conviene nelle notizie biografiche. Però lì non leggerete quello che ho scoperto dopo tanti anni: nessun curriculum racconterà veramente di cosa siamo fatti e di che sostanza sono composte le nostre visioni più luminose. Tutto ciò che possiamo capire di un artista o semplicemente di un essere umano, lo possiamo raccogliere veramente entrando in comunicazione con i suoi lavori, mettendoci in ascolto, in un’esperienza empatica che non dovrebbe essere fatta di numeri, di visualizzazioni, di rating, di dati. Ma, ancora una volta, di cuore.
Saba

Tra il 2007 e il 2008 esce in tutto il mondo per l’etichetta inglese World Music Network di Phil Stanton il suo album di debutto “Jidka (The Line)”, ispirato al contatto tra le varie culture di cui Saba è figlia, tra Italia e Corno d’Africa. Il disco, di cui è anche autrice, riscuote un ottimo riscontro di pubblico e di critica tanto da comparire con i suoi brani in raccolte internazionali, insieme a cantanti del calibro di Sally Niolo e Miriam Makeba.
Saba porta in tutta Italia la sua cifra stilistica con spettacoli-concerto articolati da subito tra canto e parola, musica e narrazione, accompagnata da una carismatica band internazionale, con cui si esibisce in prestigiosi contesti come l’Earth Day, l’Italia Love Wave Festival, il Festival Musica dei Popoli, il Folkest, il Festival Internazionale di Hammamet.
Nel 2009 Saba ed il produttore, co-autore delle musiche, Fabio Barovero, incontrano ad Addis Ababa musicisti tradizionali e contemporanei: una ricerca sul campo nella capitale d’Etiopia, dove convergono un po’ tutti gli stili musicali del Corno d’ Africa. I molteplici contributi fanno parte dell’effervescente melting pot sonoro, di lingue e di culture che costituiscono il secondo album di Saba, “Biyo”. Il titolo del lavoro, pubblicato da Egea Music, è una parola che rimanda al termine greco Bios, cioè Vita, ma che in somalo, la lingua della terra natale di Saba, indica con significativa attinenza l’ ACQUA, il tema centrale dei suoi nuovi concerti e spettacoli. Nel 2012 esce per la stessa casa discografica “Life Changanyisha”, disco registrato anche in Kenya, incentrato sul valore della mescolanza e della cooperazione. Nel 2015 “Ye katama hod – The belly of the city” è il suo nuovo lavoro pubblicato da Felmay: i testi e le composizioni esplorano il rapporto tra il progresso e la tradizione nell’epoca delle grandi trasformazioni.
Per l’impegno sociale lungo tutti questi anni di produzioni artistiche, Saba diventa testimonial di campagne mediatiche internazionali in fatto di salute e diritti umani, lavorando con Amref, con Aidos, con l’Osservatorio Nazionale sull’Azione Globale contro l’Aids e con il Network Italiano Salute Globale, con cui ha ideato e realizzato la campagna informativa “Apri alla salute” come direttrice artistica ed esecutiva.
Saba intreccia la musica con la sua attività teatrale, in scena canta, danza e recita. Tra le molte collaborazioni a cui dedica anche il suo apporto autorale e compositivo: è protagonista dello spettacolo “Rosamara” con l’Orchestra Femminile del Mediterraneo; è nel cast di “Disgraced”, prodotto dal Teatro Stabile di Roma, per la regia di Jacopo Gassman; nello spettacolo “Nel tempo degli dèi”, che ha debuttato al Piccolo Teatro Strehler di Milano, per la regia di Gabriele Vacis, affianca Marco Paolini – Ulisse, coprendo il ruolo cantato e recitato di tutte le figure femminili dell’Odissea: la collaborazione con Paolini prosegue con altri spettacoli, come “Sani”, “No Borders” (insieme a Mario Brunello e Andrea Marcon) e “La fabbrica del Mondo” (in onda in prima serata anche su Rai 3),
Come autrice porta in scena il suo monologo “Mogadishow”, prodotto e presentato in cartellone dal Teatro Stabile di Torino e lo spettacolo di teatro musicale “Abebech – Fiore che sboccia – Storia di identità, preghiera e guarigione”, che debutta alla XXV edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra a Pordenone e apre il Festival Internazionale di Teatro delle Colline. Con UConsolo, ensemble di soli fiati, porta in scena lo spettacolo “Respiro Bandito” di composizioni originali volte al rilancio del genere bandistico, riattualizzato e riempito di nuova poesia dall’apporto creativo del direttore artistico Fabio Barovero.
Per il cinema, Saba lavora come doppiatrice in “Le avventure di Totò Sapore”, diretta da Lello Arena ed è nel cast di “The Boys” di Davide Ferrario, con Neri Marcoré.
Saba ha lavorato anche come doppiatrice, autrice e conduttrice radiofonica per Radio2, Radio3, Radio Svizzera Italiana.
Il suo primo romanzo di narrativa si intitola “La signora Meraviglia”, edito nel 2024 da Sellerio.