La scrittura è lo strumento a cui affido un’indagine, una ricognizione profonda. Lo faccio con la mia lingua-padre. Quella forse dell’emisfero sinistro, quella che conosco meglio, quella del mio genitore italiano che mi ha trasmesso l’amore per questo nostro linguaggio antico, dal suono dolce, musicale.
Il mio primo romanzo, “La signora Meraviglia”, racconta la storia che mi ha portato fin qui, in questa parte di mondo, in questo grumo di coscienza da cui osservo il passato e vivo il presente.
Ci sono famiglie come alberi spezzati che se la devono ricostruire la loro radice. Estirpate, ibride, con il solo tessuto dell’oralità a tenerle insieme. Famiglie con la propria storia interrotta. In questi gruppi umani possono nascere individui che dopo essersi sentiti smarriti ritrovano con più forza se stessi e scoprono la più grande eredità che la storia di una famiglia possa trasmettere: il coraggio di ricominciare. La scrittura mi aiuta a ricostruire, per poi ancora e ancora, costruire.
Voglio segnalarvi anche questo mio piccolo libro di poesie e prosa poetica che mi ha dato molte soddisfazioni, uscito tempo fa per AnimaMundi, di Giuseppe Conoci. “Lettere al mio Fantasma, piccola epopea dell’Assenza”. L’argomento è tutto nel lungo titolo. La scrittura è per me confessione onesta, ma anche cura, conforto a lento rilascio.
“Prosa poetica e poesia pensante o narrante, pensiero poetante, che mescola come deve gli scenari comuni alle memorie intime, in un incessante andirivieni.” dall’introduzione a cura di Paolo Mottana.

